Evitare la Sentenza: la CTU che Concilia Due Fratelli (Caso Studio)


Nell'immaginario comune, la nomina di un Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) è l'inizio di una lunga e complessa battaglia tecnica, destinata a concludersi con una sentenza del Giudice. Ma non è sempre così. A volte, il successo più grande di una consulenza non è depositare una relazione finale inattaccabile, ma rendere quel deposito... inutile.

Questo è ciò che accade quando il lavoro del CTU, grazie alla sua chiarezza e oggettività, riesce a fare luce sulla controversia in modo così netto da spingere le parti a trovare un accordo. È un esito virtuoso, previsto dal codice di procedura civile (art. 696 bis c.p.c.) e fortemente incoraggiato dai Magistrati, che affida al CTU il delicato compito di tentare la conciliazione della lite.

In uno dei tanti incarichi, ho avuto la soddisfazione di vedere questo processo realizzarsi pienamente, trasformando un potenziale contenzioso pluriennale in una soluzione rapida e condivisa.

Il Caso: la Classica Infiltrazione, una Lite tra Fratelli

La situazione di partenza era una delle più classiche e al tempo stesso fastidiose. I litiganti erano due fratelli, e l'oggetto del contendere era la casa di famiglia, un fabbricato ereditato dai genitori composto da due appartamenti, uno sopra l'altro. Il fratello del piano di sotto lamentava danni da infiltrazione  originati dal lastrico solare/terrazzo di proprietà del fratello del piano di sopra. Una dinamica tecnica comune, ma complicata da legami familiari profondi.

Il mio mandato, come CTU, era chiaro: accertare la natura dei danni, individuarne la causa, quantificare i costi di ripristino e, con ancora maggior delicatezza, tentare di conciliare le parti.

La Svolta: la Bozza di Perizia come Base per la Pace

Dopo i primi sopralluoghi, i rilievi metrici e fotografici, quindi dopo la tipica analisi tecnica, ho redatto una "bozza" di relazione peritale d'ufficio. Questo documento, pur non essendo quello definitivo da depositare alla Cancelleria del Tribunale, conteneva tutti gli elementi oggettivi del caso:
- la descrizione dei danni;
- l'individuazione chiara delle cause nelle scarse pendenze e nell'impermeabilizzazione deteriorata del lastrico solare.
- la quantificazione precisa dei costi sia di ripristino che quelli necessari a rimuovere le cause dei danni, suddivisi tra parti comuni e parti private.

La bozza è stata inviata poi alle parti non come un'anticipazione del "verdetto", ma come una base oggettiva e trasparente su cui discutere. E proprio qui è avvenuta la svolta.
Con in mano dei dati certi, dei computi metrici chiari e una ricostruzione tecnica imparziale, i due fratelli e i loro legali hanno potuto vedere la situazione non più attraverso il filtro della disputa, ma attraverso la lente della realtà tecnica ed economica. Il percorso per risolvere il problema era diventato chiaro e indiscutibile.

L'Accordo Raggiunto: la Vittoria della Ragionevolezza

Durante gli accessi successivi, l'invito alla conciliazione ha trovato gradualmente un terreno fertile. La discussione, anziché arenarsi sulle accuse reciproche, si è concentrata sul trovare una soluzione equa, basata sui dati che avevo fornito.
L'accordo finale, sottoscritto da tutti, ha definito ogni aspetto:

- Suddivisione al 50% dei costi per i lavori sul lastrico solare, la fonte del problema.
- Accollo al 100% dei costi di ripristino degli appartamenti privati da parte del fratello del piano di sopra.
- Un rimborso forfettario per le spese legali già sostenute.
- Compensazione tra il rimborso delle spese legali e i lavori da eseguire.
- Divisione al 50% delle spese della CTU.

In poco più di un'ora, le parti hanno trovato un accordo completo, chiudendo una controversia che altrimenti sarebbe potuta durare anni...

La Lezione: il Vero Valore di una Consulenza Tecnica

Al posto della relazione tecnica finale, ho depositato in Tribunale il Processo Verbale della Conciliazione, sancendo la fine della lite. Alla conclusione dell'incontro, visibilmente sollevato, uno degli avvocati si è avvicinato e mi ha detto: "Architetto, è stato capace di far conciliare due fratelli che litigavano da anni. Comunicherò al Giudice la sua ottima gestione dell'incarico."

Eppure, il percorso per arrivare a quella stretta di mano è tutt'altro che tecnico. Ricordo ancora le prime volte in cui un Giudice mi affidava, fra altre cose tecniche, il tentativo di conciliazione. Mi sentivo perso. Il mio mondo, fatto di calcoli, disegni tecnici, normative e misure oggettive, veniva invaso da un territorio completamente diverso: quello delle relazioni umane, delle ferite non dette, delle posizioni irremovibili assunte solo per orgoglio. 

Capii presto che non servivano competenze da architetto, ma quasi da psicologo. È per questo che ritengo fermamente che un CTU, di qualsiasi materia (architetto, medico, o altro), debba intraprendere un percorso formativo specifico prima di tentare di conciliare. Se oggi riesco a facilitare questi accordi, è perché ho imparato a fare leva su aspetti del mio carattere: una predisposizione naturale a "mettere pace", un'osservazione quasi analitica delle persone, tipica di chi è altamente sensibile, e una certa iper-focalizzazione sui dettagli relazionali, che alcuni potrebbero associare all'ADHD. Ho imparato a usare l'empatia come uno strumento, per capire le ragioni non espresse dietro le pretese, anche quando empatizzare non sarebbe proprio il caso.

Perché, sì, in fondo, la migliore consulenza tecnica è davvero quella che si conclude con una stretta di mano.

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Andrea Auletta - architetto

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